Se conosci la realtà del nostro Sud, le titaniche difficoltà per fare anche la cosa più semplice. La mancanza di strutture e soldi. Quella desolante sensazione di isolamento, distacco e persino disinteresse dai centri produttivi e decisionali del Paese, valuti e apprezzi enormemente ogni affermazione piccola o grande che sia stata costruita con fatica e tenacia nel Mezzogiorno (spesso) dimenticato. Ecco perchè, quando una e-mail di Manfredi Leone mi ha informato che i Palermo Cardinals avevano vinto lo scudetto nel campionato Cif9 del nostro football, ho deciso di raccontare l’avventura di questo team che da trent’anni va orgogliosamente, testardamente e splendidamente avanti nonostante un alfabeto di problemi che potete ben immaginare.
Conservo ancora una felpa curiosamente verde di cui i Cardinals mi fecero omaggio molti anni fa. Accadde mentre ero giovane cronista di giudiziaria e nera nella plumbea Palermo occupata da Cosa nostra. Fortuitamente. Alcuni giovani stavano giocando a lanciarsi il pallone ovale e lo intercettai, con presa sicura. Nacque un’amicizia, l’invito, purtroppo mai accolto per mancanza di tempo, di allenarmi a tempo perso con loro e la richiesta, questa sì esaudita, di un articolo sulla loro realtà sul quotidiano. E’ passato davvero tanto (troppo, sigh) tempo ed è bello per me ritrovare i Cardinals scudettati. Segno di un progetto che è andato avanti. Conferma che la passione e la voglia di costruire qualcosa assieme possono tramandarsi e dare frutti.
Dunque, i Cardinals campioni. Dagli albori a oggi. Dal 1983, anno di nascita, “grazie alla follia di un gruppo di appassionati”, alle tappe più importanti, “l’amichevole in Spagna nel 1988, la trasferta in Messico del 1996 per giocare contro la Nazionale messicana, alla semifinale scudetto del 2000, passando per momenti difficili, crisi varie, vicissitudini e ripartendo infine con il football a 9 giocatori, 4 anni e…scudetto”.
Voce narrante non poteva che essere una delle loro anime, Manfredi Leone, 47 anni, head coach, architetto e ricercatore universitario, testardo come tutti gli Arieti. E partiamo dalla fine, cioè dallo scudetto. “Un miracolo. Lungo quattro anni. Il completamento di un ciclo di giocatori fantastici in un gruppo fantastico, con allenatori entusiasti di sopportare tutte le fatiche che ci toccano qui al Sud (vedi sopra, ndr), in un posto dove non ci sono soldi nè attrezzature. Abbiamo superato tutto e tutti in un campionato dove ci sono tante squadre abbiamo firmato la perfect season. Dieci partite, dieci vittorie. Che completano 4 anni in cui abbiamo perso una volta sola…Un miracolo, appunto”.
E facciamo i nomi degli autori di questo miracolo che poi tale non è perchè frutto di lavoro, programmazione e voglia matta di far bene. “Certo, gli allenatori, allora. Con me, assieme a me, Fabrizio Lo Celso, offensive coordinator, ricercatore di Chimica; Marcello Moscato, allenatore dei ricevitore, architetto; Rino Firicano, fresco business man volato in Australia, ci mancherà; Giovanni Lombardo, coach dei defensive back, commercialista; Faro Palazzolo, offensive line e special team coordinator, ingegnere nucleare ed esperto di sicurezza aziendale; Tommaso Portinaio, insegnante, allenatore dei linebacker; Toni Griffo, imprenditore, allenatore delle linee; i tre preparatori dei rookie, Giuseppe Finocchio, architetto; Davide Lequaglie, operatore subacqueo; Enrico Labisi, imprenditore. Giuseppe Legnazzi, poliziotto, praparatore flag femminile. Fondamentale il ruolo del team manager, Gaetano Lombardo, ingegnere informatico e importante quello del direttore sportivo, Giulio Ventura. E su tutti, naturalmente, decisivo quello di Alberto Di Dio, storico presidente, imprenditore nel settore sanitario”.
Spazio ai giocatori, fosse per lui, Manfredi li citerebbe uno ad uno. Lo blocchiamo su una rosa di quattro. “Il quarterback Nicolò D’Amico, 25 anni, determinato come pochi, laureato in economia e commercio. Tre anni fa decise di fare il qb e in tre anni ha fatto progressi grandiosi, è il vero leader del team, dotato di notevoli mezzi fisici, in finale ha segnato tre touchdown. Sa correre, ha affinato la tecnica di lancio, sa nascondere bene la palla, uno forte, insomma. Ma se lui è il leader, la nostra bandiera è senza dubbio Ignazio Spinelli, running back di esperienza, 30 anni, tecnico impiantista nella vita, capitano in campo, che incarca perfettamente la filosofia Cardinals. Un mio pallino è Filippo Tramontana, 19 anni, studente di medicina: se fosse nato in Usa giocherebbe sicuramente in una forte squadra di college, è un gran defensive end. Ultima citazione, per Lorenzo Abbadessa che la settimana scorsa al camp Usa challenge della Fidaf, nel progetto Usa experience, è stato primo assoluto nel ruolo di ricevitore nella combine di Milano. Dico: primo assoluto in tutte le permformance. Anche lui ha 19 anni, studia scienze motorie e per me merita la Nazionale, ha mani fantastiche e tecnica di gioco sopraffina”.
C’è, ovviamente, uno spicchio di America dietro al successo dei Cardinals. Un’impronta, importante e autorevole. “Molti di noi, io sicuramente, siamo stati allevati da English Wallace, che nel 1988 decise di prendersi un anno sabbatico dagli stress della Nfl e scelse noi per fare qualcosa di diverso. Parliamo di un signore, per capirci, che ha lavorato con i Miami Dolphins e con un certo Dan Marino, ad ora uno dei leggendari quarterback della National football league. Lui trasformò il nostro football rustico, ci diede una cultura della tecnica che ancora adesso coltiviamo e soprattutto ci insegnò come si struttura un programma di allenamenti per crescere nel tempo, non esito a dire che per noi fu una rivoluzione”.
Andato via il guru di Dan Marino, è rimasta nei ragazzi palermitani la voglia di aggiornarsi e di fare tesoro delle nozioni apprese. “Aggiornarsi è fondamentale, personalmente seguo qualsiasi cosa su internet, leggo le ultime pubblicazioni della American coach association, ordino e divoro ogni testo sul tema che viene edito negli States e partecipo a tutte le attività della Fidaf, vedi stage strepitosi come quello di qualche tempo fa con il mitico Steve Mariucci”.
Campioni d’Italia del Cif9, quest’anno Palermo ha deciso di fare un salto in avanti e parteciperà al torneo Lenaf, la nostra A2. “Partiamo con umiltà, dovremo insegnare ai nostri a giocare con due giocatori in più, a prendere le misure insomma. Umili dunque, ma per nulla battuti”. E’ la filosofia Cardinals, che Manfredi riassume così: ”Un gruppo di persone che ama stare assieme e divertirsi con intensità costruendo qualcosa in un programma e in una disciplina che ti insegna a stare insieme, perchè nel football il talento personale non basta, perchè il football ti mette in discussione come persona in una dinamica plurare, perchè il football ti prepara alla vita”.
Nonostante la vittoria c’è una difficoltà (oltre a quella atavica di reperire mezzi finanziari, inutile dire che in gran parte la squadra si autotassa per andare avanti) che Manfredi, per orgoglio tutto siciliano, non vorrebbe neanche dire, ma che gli tiriamo fuori un po’ a forza: il team scudettato non sa ancora in quale campo giocherà con i suoi Cardinals. “Ci allenavamo e giocavamo nella struttura del baseball (bella quanto inutile, fu tirata su in fretta e furia per le Universiadi del 1994 e poi lasciata al suo destino, ndr) ma ora è fuoriuso per un problema elettrico; ci siamo spostati al Velodromo (stesso discorso legato alle Universiadi, peccato perchè se curate sarebbero due importanti strutture sportive in una città che ne ha un disperato bisogno, ndr) ma non c’è l’agibilità per ospitare i match ufficiali”. Aggiungiamo: sindaco Leoluca Orlando (e presidente Fidaf), vogliamo dare una mano concreta al Sud che vince?
g.marino@repubblica.it
twitter: @jmarino63